Oltre 120 partecipanti hanno assistito oggi, mercoledì 4 novembre 2026, presso la sede di Confindustria Como, al vernissage di Partita di pallone, il celebre dipinto del maestro comasco Mario Radice, realizzato nel 1933. L’opera sarà visitabile gratuitamente da domani, giovedì 5 novembre, a venerdì 18 dicembre 2026, presso il foyer di via Raimondi 1, dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 18.00.

L’iniziativa, che prosegue la fortunata serie di incontri dedicati alla cultura e all’arte promossi da Confindustria Como, ha offerto al pubblico l’opportunità di approfondire la storia e il significato di un’opera iconica, attraverso le parole della curatrice responsabile dell’Archivio Opere di Mario Radice, Roberta Lietti, dell’architetto Paolo Brambilla e dello storico dell’arte Sergio Gaddi.

“Desidero innanzitutto ringraziare le eredi di Mario Radice per aver scelto di portare l’opera ‘Partita di pallone’ nella nostra sede, rendendola accessibile alla comunità comasca in un evento monografico – ha dichiarato Gianluca Brenna, Presidente di Confindustria Como -. Ci troviamo di fronte a un quadro di assoluto valore, al quale il Maestro era profondamente legato e che ha custodito per molto tempo nella propria casa. Per Confindustria Como, ospitarlo significa aprire la nostra sede alla città e alla sua comunità, offrendo a tutti l’opportunità di ammirare da vicino un capolavoro. L’opera resterà con noi fino a dicembre: il mio invito è quello di venire a scoprirla, a osservarla con attenzione e a godere della sua bellezza”.

La tela fu realizzata in occasione del concorso Arte e Sport promosso dai Sindacati di Belle Arti di Firenze, manifestazione in cui l’opera fu premiata per originalità e bellezza esecutiva ed è universalmente conosciuta come uno dei capolavori dell’arte del ’900 dedicati agli sport moderni. Protagonista in esposizioni di grande rilievo culturale, il dipinto è stato esposto, tra l’altro, nella retrospettiva comasca Mario Radice 1898-1987 curata da Luciano Caramel nel 2002, nell’antologica Mario Radice. Architettura, numero, colore tenutasi al Mart di Rovereto e, nella medesima sede museale, all’interno della recente rassegna Arte e fascismo, dove spiccava nella sezione tematica dedicata alle discipline atletiche.

Nella composizione di Radice, la storia dello sport, in particolare quello comasco, si intreccia a quella dello sviluppo industriale lariano: da un lato vi è il legame con il Como 1907, storica società calcistica associata a Confindustria Como, che il prossimo anno celebrerà il suo 120° anniversario di fondazione. La scena dipinta da Radice, grande appassionato del gioco del calcio, descrive nel dettaglio un attaccante del Como ostacolato da due avversari. Dall’altro, l’ambientazione dell’azione sportiva evoca direttamente la nascita e la rapida espansione dei primi opifici tessili del Novecento. L’azione si svolge infatti nel campetto allora esistente in via Alciato, a lato del futuro Asilo Sant’Elia; sullo sfondo si identificano una struttura a shed riconducibile a una fabbrica tessile e gli edifici dei quartieri Viganò, Trieste e Volta, imponenti complessi residenziali realizzati negli anni ’20 dalla Società Cooperativa Edificatrice per accogliere gli operai delle seterie della zona.
L’esposizione è stata curata da Roberta Lietti, con progetto allestitivo dell’architetto Paolo Brambilla.
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Mario Radice
Mario Radice (Como, 1898 – 1987) è stato uno dei capiscuola dell’astrattismo storico italiano e figura di spicco delle avanguardie europee del Novecento. Fondamentali per la sua evoluzione stilistica sono i viaggi compiuti all’estero tra il 1930 e il 1932 – in particolare a Parigi – che gli permettono di entrare in contatto diretto con la scena internazionale e di frequentare artisti del calibro di Fernand Léger. Al contempo, a livello nazionale, Radice rimane profondamente colpito e attratto dalla rivelazione delle opere di Wassily Kandinsky esposte a Milano. Forte di queste suggestioni, si fa promotore di un linguaggio geometrico puro, sviluppato in uno straordinario sodalizio artistico con i grandi esponenti del Razionalismo architettonico come Cesare Cattaneo e Giuseppe Terragni. Con quest’ultimo collabora eseguendo le decorazioni interne della Casa del fascio di Como (1933-1936), considerata uno dei massimi capolavori del secolo scorso per l’integrazione totale tra pittura e architettura moderna. Invitato più volte alla Biennale di Venezia, Radice ha segnato la storia della critica e del design italiano come instancabile teorico della forma e dello spazio. Per gli straordinari meriti artistici e il profondo impegno civile, ha ricevuto le massime onorificenze del territorio: l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano nel 1973 e l’Abbondino d’oro dalla città di Como nel 1985.
